Le fattorie romane di San Giovanni del Dosso

Data:
25 Febbraio 2019
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Un Po amico, un Po nemico. Oggi come nel più remoto passato, paesaggi e genti hanno dovuto fare i conti con gli ali e bassi del fiume. L'ultimo allarme dagli argini appartiene alla cronaca recente, e intanto a San Giovanni del Dosso viene alla luce un antico sito romano sommerso nel II secolo d.C. da una delle tante inondazioni. Tutto ha inizio da un pozzo di epoca romana scoperto nell'agosto del 1996 nella cava d'argilla Begnarde nel comune mantovano. "All'interno - spiega Elena Maria Menotti, della Soprintendenza archeologica della Lombardia - è stata rinvenuta una grande quantità di materiali: vasellame, oggetti in metallo, ossi lavorati, resti lignei di rara importanza, che oggi sono visibili nell'allestimento di archeologia del territorio mantovano al Museo Archeologico Nazionale di Mantova. Le condizioni in cui le strutture sono state trovate non permettevano la completa leggibilità del complesso architettonico di cui il pozzo doveva far parte, ma alcune tracce di basamenti per pilastri e resti di drenaggio facevano intuire la presenza nei dintorni di un insediamento rustico connesso ad attività agricole e produttive, una sorta di antica fattoria romana all'interno della quale il pozzo assolveva al basilare servizio dell'approvvigionamento idrico". Quattro anni dopo, nell'estate 2000, a breve distanza sono venuti in luce altri elementi all'interno della cava di argilla. Sulla sommità di due rossetti si notavano infatti delle strutture murarie, sigillate da un livello di terreno morboso nero, segno di un periodo di stagnazione dell'acqua al di sopra delle rovine degli edifici. Le cime dei due dossetti distano fra loro circa 28 metri, e su di essi sono documentati i resti di due edifici: il primo è una villa abitativa a pianta quadrata, con quattro ambienti e un portico. Davanti alla casa si scopre un pozzo costruito con la stessa tecnica di quello trovato nel 1996. Nel bonificare le pendici del dosso da un consistente strato di laterizi di scarto sono stati ritrovati frammenti di vasi, piatti, vetri e monete. Anche queste testimonianze di vita quotidiana suggeriscono che il luogo fosse abitato almeno dal I secolo a.C. fino al II secolo d.C. e sicuramente in quell'epoca fu abbandonato a causa di una piena del Po. Poco più a Sud Est è posto un altro edificio porticato, a tutt'oggi solo parzialmente indagato, presumibilmente adibito a deposito di granaglie "È fuori dubbio - afferma Elena Maria Malotti - che i ritrovamenti delle Begnarde, sia quello del 1996, sia quello del 2000, non ancora terminato, hanno aperto una grande finestra sul passato di quest'area di Pianura Padana in età romana. Possiamo immaginare un'area ricca e fertile, bagnata dalle acque del Po, costellata da edifici dove aveva luogo sia la vita abitativa che quella produttiva, legata ad agricoltura e artigianato. Poter completare l'indagine con lo scavo nell'area ancora interrata permetterà di avere un più chiaro esempio dell'uso del territorio padano di San Giovanni del Dosso in età imperiale".

Ultimo aggiornamento

Venerdi 31 Gennaio 2020